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4 gennaio 2011
Il blog di Uomo Bianco cambia casa.
Ciao a tutti, questo post è per comunicarvi che da oggi il blog cambia ufficialmente casa. Mi trovate a questo nuovo indirizzo:
ilblogdiuomobianco.blogspot.com
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3 gennaio 2011
Anche il Giornale ha il suo "mostro" da beatificare. Il killer del Circeo ha scoperto Gesù.
Chissà se sulla scelta avrà influito il caso Battisti, con quegli odiosi dell'intellighenzia di sinistra che hanno festeggiato la decisione del compagno Lula facendo vedere i sorci verdi alla nostra maggioranza di governo. Ma oggi Il Giornale ha deciso di dedicare ben un'intera pagina ad un altro protagonista degli anni settanta, Angelo Izzo, uno dei killer del Circeo, omicida seriale che ha colpito ancora, dopo molti anni, quando gli era stata concessa la libertà vigilata. Bene, non ci crederete, ma come nelle favole il "mostro" ha scoperto Gesù. A rivelarcelo è la moglie del serial-killer, Antonella Papi, una pazza totale che ha sposato Izzo in carcere, con una scelta che invece, secondo il quotidiano del fratello meno furbo di Berlusconi, "merita rispetto". Ebbene la signora ci informa che "Angelo prega spesso" e che "non ama gli uomini di chiesa, ma ha uno spiccato senso della
spiritualità. Crede nella giustizia di Dio, non in quella degli uomini". Non solo, ma il povero Angelo sarebbe stato vittima dei soliti komunisti, che "hanno trovato in Izzo
il perfetto capro espiatorio, il simbolo del male che ovviamente doveva
essere incarnato da un uomo di destra. Peccato che nessuno abbia
indagato negli ambienti della sinistra. Se lo avessero fatto oggi,
forse, Angelo non sarebbe in cella". Davvero commovente, al punto che Il Giornale decide di parlare anche della morte del figlio della signora, nipote di Amintore Fanfani, che secondo la Papi sarebbe stato vittima di chissà quale complotto. In realtà il povero Jacopo si è schiantato come altri diciassettenni dell'epoca a bordo di una micro-car con la quale è uscito di strada e l'incidente non pare avere molto di misterioso. Quanto a Izzo, il quotidiano decide anche di pubblicare una sua lettera alla moglie, intitolata "Cara Donatella, ho scoperto che Gesù è dentro di me", nel quale l'omicida dimostra tutta la sua follia, parlando di fede in dio e paragonandola a quella delle Waffen SS che "si immolavano sul fronte russo portando scritto sul cinturone 'Dio è con noi' e avevano come motto una frase che io credo sia la stella polare della vita di un uomo degno di essere un uomo: il mio onore si chiama fedeltà". Gesù è dentro di lui. Speriamo che non escano insieme.
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3 gennaio 2011
"Gott Mit Uns". L'arcivescovo militare paragona i soldati in Afghanistan a Gesù. Anche lui andava in giro armato e a bordo di mezzi corazzati?
"Molti
chiedono perché ci ostiniamo ad esporci in terre così pericolose, ma
allora non si potrebbe rimproverare anche a Gesù di aver cercato la
morte, affrontando deliberatamente coloro che avevano il potere di
condannarlo? Perché non fuggire? Gesù non ha cercato la morte, non ha
però neppure voluto sfuggirla, perchè giudicava che la fedeltà ai suoi
impegni fosse più importante della paura di morire".Sono state le parole dell'arcivescovo militare Vincenzo Pelvi, durante la messa in onore dell'ultimo soldato italiano caduto in Afghanistan,
la più lunga e inutile delle guerre combattute dal nostro paese, per
giunta per conto terzi. E francamente hanno dell'incredibile, perché
giustificano una autentica follia di violenza e sono intrinsecamente
delle vere e proprie bestemmie. Non so a voi, ma a me non risulta che
Gesù andasse in giro a predicare la pace armato fino ai denti e a bordo
di mezzi corazzati. Possiamo
discutere per ore sull'opportunità o meno di inviare i nostri soldati
laggiù, ma per favore facciamola finita con la missione di pace, che è
roba buona per i poveri di spirito. L'esercito italiano non è Emergency e i nostri interessi laggiù sono puramente economici.
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3 gennaio 2011
Contrordine camerati, il Brasile non si boicotta più.
Contrordine camerati, il Brasile non si boicotta più. Meglio scrivere una bella letterina alla nuova presidente Dilma Roussef, come ha fatto il ministro Frattini, che perdersi contratti da 10 miliardi di euro. L’anno scorso l’Italia ha superato la Francia ed è diventato l’ottavo Paese esportatore in Brasile con quasi il 3% delle
quote. Nel 2009 il Brasile ha importato dall’Italia prodotti per tre
miliardi e 664 miliardi di dollari, ne ha esportati per tre miliardi e
16 milioni. Un affare per il Made in Italy. In Brasile è presente la
Fiat, con due stabilimenti e un
terzo nell’area di Recife in fase di realizzazione. Ma hanno interessi consolidati anche Pirelli, Impregilo e Telecom Italia. Non basta. Fs e Ansaldo Sts sono interessate alla costruzione della linea ad alta
velocità fra Rio, San Paolo e Campinas e nel settore della Difesa, alla faccia di 'Gnazio La Russa, Iveco sta trattando una commessa per la fornitura di mezzi Lince
all’esercito brasiliano e Fincantieri ha chiuso un accordo con la marina brasiliana per la vendita di
pattugliatori, fregate e navi da rifornimento. Fra Fincantieri, che costruirà le navi e Finmeccanica, che fornirà i sistemi d’arma, ci sono in ballo sei
miliardi di commesse. In un articolo sulla Stampa si citano ambienti governativi che avanzano "letture maliziose" dell'affaire Battisti. "Poiché l’Italia ha vinto la mega-commessa lasciando di stucco i
concorrenti francesi, c’è chi si è convinto che dietro la decisione di
Lula ci sia stata una pressione diplomatica da parte di Parigi per far
saltare gli accordi con l’Italia. Voci, per ora niente di più, che però
testimoniano la tensione che in questi giorni si respira sull’asse
Roma-Brasilia". Peccato che i rapporti diplomatici non li abbia affatto interrotti Lula e siano solo il frutto del delirio dei soliti improvvisatori del nostro governo.
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31 dicembre 2010
"Boicottiamo il Brasile!", anche a Capodanno non perdiamo occasione di coprirci di ridicolo.
Mi raccomando, stanotte al veglione niente trenino "meu amigo Charlie", niente carnevalate di Rio e soprattutto giù le mani dai trans di Marrazzo. La giovane Italia del ministro dell'offesa 'Gnazio La Russa ha ordinato il boicottaggio del Brasile dopo la decisione del barbudo Lula di non concedere l'estradizione dell'ex terrorista Cesare Battisti, gridando "vergogna, vigliacco", come se il presidente del Brasile fosse uno studente universitario italiano qualsiasi. Frattini ritira l'ambasciatore, Berlusconi si strappa il tappetino catramato di dosso e dice che "non finisce qui", tutto il ciarpame di ex fascisti al governo si accoda senza pietà e, naturalmente, arrivano anche i più tristi fra gli esponenti della sinistra, il pluritrombato Wa(l)ter Veltroni e l'uomo della Fiat, Piero Fassino.
La solita congrega di persone che aprono la bocca e danno fiato, senza pensare che la bilancia commerciale con il Brasile ci è attualmente favorevole, che molte aziende italiane (Fiat, Telecom e Finmeccanica) fanno affari in Brasile e che mentre noi siamo un'economia stagnante, loro volano al rialzo e si troverebbero un altro partner, mentre noi siamo alla canna del gas e roba tipo gli AMX, bare volanti di dubbia efficacia, difficilmente li piazzeremmo altrove.
La verità è che in Brasile sono circa 4.000 le persone che godono dello status di rifugiati politici, in un paese dove hanno trovato ospitalità dagli ex dittatori latinoamericani ai guerriglieri di estrema sinistra, passando per musicisti e atleti fuggiti dal regime di Cuba.
E soprattutto, chi è che sa qualcosa di Cesare Battisti? Lo conoscono solo in Francia, dove ha pubblicato qualche romanzo giallo di successo. Qui da noi quando si parla di lui viene sempre intervistato il figlio del gioielliere ucciso in una rapina, durante la quale rimase paraplegico. Poi, scartabellando un po' la Rete, si scopre che l'intervistato è stato colpito per errore dal padre e che Battisti a quella azione non partecipò proprio.
Per tutti i dubbi sulla storia (perché anche l'ultimo dell'anno è cosa salutare coltivare il dono del dubbio) vi segnalo questa pagina e vi auguro buon anno.
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| inviato da Uomo Bianco il 31/12/2010 alle 16:23 | |
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30 dicembre 2010
Il Vaticano si adegua: riciclare denaro sporco sarà reato anche da loro.
Deve aver fatto paura in Vaticano l'ultima inchiesta della Procura di Roma e il conseguente sequestro di 23 milioni di euro. Al punto che, assolutamente inattesa, è arrivata una nuova legge promulgata dal papa in persona che prevede la reclusione fino a 12 anni per
riciclaggio, 15 anni per reati legati al terrorismo e
all’eversione. Il carcere è previsto anche per malversazione ai danni dello
Stato (da sei mesi a quattro anni), truffa (da uno a sei anni),
abuso di informazioni privilegiate (da uno a sei anni) e sono punite anche la manipolazione del mercato, la
tratta di persone, il contrabbando, tutela ambiente, traffico illecito di rifiuti.
Ah, dimenticavo, d'ora in avanti il Vaticano congelerà i fondi e le
risorse economiche di soggetti legati al terrorismo e "ogni persona fisica che entra o
esce dallo Stato trasportando denaro contante di importo pari
a quello stabilito dalla disciplina vigente nell’ordinamento
europeo dovrà dichiarare tale somma in forma scritta all’autorità
di informazione finanziaria". Le nuove norme si applicheranno a tutte le istituzioni finanziarie della Santa Sede, quelle ovviamente più chiacchierate, come lo Ior, la banca di Marcinkus e lo scandalo del Banco Ambrosiano, l'Apsa
(amministrazione del patrimonio della sede apostolica), coinvolta nello scandalo dei "furbetti del quartierino" e nel versamento di 15 milioni di euro in nero nelle sue casse tramite il presidente emerito, il cardinal Rosalio Castillo Lara e Propaganda Fide, il palazzo posseduto dal Vaticano in pieno centro di Roma, al centro delle vicende giudizarie insieme al presidente cardinal Crescenzio Sepe per una storia di restauri fantasma e favori. Viene spontaneo pensare come mai solo oggi, allo scadere del primo decennio del nuovo millennio, si decida di dare un'imbiancata ai sepolcri. Meglio tardi che mai, comunque, a patto che non sia davvero un'operazione di facciata.
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29 dicembre 2010
Ganzer non molla: "L'Arma è con me". L'incredibile assoluzione a mezzo stampa.
"Il generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante dei Ros, non solo è innocente, ma soprattuto è apparso pienamente innocente durante il processo che ha dovuto subire per l'improvvida decisione della Procura di Milano". Questa singolare sentenza di "assoluzione" è l'incipit di un articolo di Libero, firmato da Carlo Panella, giornalista dalla storia molto, ma molto italica, passato da Lotta Continua (fu condannato a 4 anni e poi assolto per incidenti di piazza negli anni settanta) al Tg4 di Emilio Fede e a Studio Aperto dell'ex compagno Paolo Liguori, che oggi ritroviamo nei panni di difensore della Benemerita Arma dei Carabinieri e dell'autonomia dei loro reparti speciali. Peccato per Panella, però, che i giudici abbiano invece ritenuto il contrario, condannando Ganzer a 14 anni lo scorso mese di luglio e rendendo note nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza, pesantissime. Per fare bella figura con qualche sequestro e arresto, il capo dei Ros - secondo i magistrati milanesi - "non si è fatto scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti
ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di
droga garantendo loro l'assoluta impunità". Non basta. Il militare avrebbe "consentito che numerosi trafficanti fossero messi in condizioni
di vendere la droga in Italia con la collaborazione dei militari e
intascarne i proventi, con la garanzia dell'assoluta impunità". Ganzer? Secondo i giudici è un uomo "capace di commettere
anche gravissimi reati per raggiungere gli obiettivi ai quali è spinto
dalla sua smisurata ambizione". Basterebbe per seppellire chiunque. E invece, Panella non ci sta. Prima spara la solita tiritera della giustizia a orologeria che "inonda i media italiani di affermazioni gravissime" e, guarda un po' che cattivoni, "in piene festività natalizie", poi ricorda i grandi successi dei Ros, che negli ultimi cinque anni (dati di Panella) avrebbero arrestato 56 latitanti, sequestrato due miliardi e mezzo di euro e 15 tonnellate di droga. Chili e chili di cocaina come in un vortice, che vanno e vengono dagli armadi delle caserme dei carabinieri, utilizzati per pagare informatori, per essere rimessi sul mercato dopo qualche finto sequestro e le manette a qualche inconsapevole pesce piccolo scaricato dai boss. Tra il 1991 e il 1997, il metodo targato Ros individuato dalla Procura
sarebbe stato quello "di creare traffico di droga prima al fine di
reprimerlo usando a tal fine le conoscenze investigative,
strumentalizzando le risorse dell' Arma, inducendo a importare droga
trafficanti-fonti poi non perseguiti e arricchitisi con i soldi versati
dagli acquirenti e mai sequestrati, e arrestando persone di sicuro
interessate al narcotraffico ma ad esso istigati dai militari e dalle
loro fonti". Dalle pagine dello stesso Libero, il generale fa sapere di non essere disposto a mollare. "Sento l'Arma con me. Resto al mio posto". Ovviamente nessuno proverà a farlo ragionare, anche perché come ci ricorda Marco Lillo, sul Fatto, i Ros hanno messo nei guai gente come Guido
Bertolaso, il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo e il faccendiere
fascista Gennaro Mockbel. Sono del Ros le indagini che
hanno portato al sequestro dei beni del segretario dell’Udc Lorenzo
Cesa, del tesoriere della Fondazione del ministro Altero
Matteoli e dell’ex segretario del ministro Franco Frattini; le informative contro l’assessore alla sanità della giunta
Vendola in Puglia, Alberto Tedesco del Pd, le indagini sui carabinieri ricattatori nella vicenda costata la
presidenza del Lazio a Piero Marrazzo e le inchieste sui
legami tra ‘ndrangheta e economia del Nord raccontate da Roberto Saviano
in tv. Tutti zitti davanti al generalissimo. Che se ha fatto come i suoi compagni d'arma del passato avrà a casa qualche centinaio di dossier che scottano.
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28 dicembre 2010
Il sondaggio che potrebbe mettere fine alle discussioni nel centrosinistra. Ma non sarà così.
Pubblicato da Repubblica proprio alla vigilia di Natale (e passato un po' in sordina) l'ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani realizzato dalla società Demos sembrerebbe spazzare ogni possibile discussione all'interno del variegato mondo della sinistra (?) italiana. Agli interpellati è stato chiesto un giudizio sulle possibili coalizioni in campo e ne sono usciti tre scenari interessanti.
Scenario 1: Il Pd si allea con Vendola e Di Pietro e ottiene il 41,4%, il Terzo Polo (Fini, Casini e Rutelli) corre da solo e arriva al 17,8%, mentre Berlusconi e la Lega si fermano al 39,7%.
Scenario 2: Bersani fa il miracolo, mette insieme capre e cavoli alleandosi con Sinistra e Libertà, Idv e centristi e ottiene la maggioranza assoluta (57,5%), mentre Pdl e padani sono bloccati al 40,2%.
Scenario 3: Il Pd segue i consigli dei suoi grandi strateghi (da D'Alema a Fioroni, da Fassino a Chiamparino, da Letta a Rosy Bindi, da Veltroni a Parisi), si allea con il Terzo Polo e lascia fuori Vendola e Italia dei Valori. Gli elettori lo puniscono con un misero 30,8%, Sel e Di Pietro volano al 28,8% e il Cavaliere vince le elezioni con il 38,2%.
Il sondaggio non fa emergere grandissime novità, se non quella (ormai nota) del calo di fiducia nei confronti dell'attuale governo e quella ancora più nota degli italiani che piuttosto che cambiare orientamento di voto si farebbero amputare una mano. Ma ho come la sensazione che i Tafazzi del fu glorioso Partito faranno ancora una volta la scelta di lasciare in sella il nano con lo scolapasta in testa. Si aprono scommesse.
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28 dicembre 2010
Verso un nuovo "miracolo" italiano: nel 2011 stangata di mille euro a famiglia per tariffe, benzina e servizi bancari.
Eccolo il nuovo miracolo italiano. Per le famiglie italiane nel 2011 si annuncia una stangata da oltre mille euro per i rincari di alimentari, benzina, tariffe, assicurazioni e servizi bancari. Secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, la voce più consistente sarà quella alimentare, con aumenti annui di 267 euro (6%), seguita dai carburanti, per i quali la spesa aumenterà di ben 131 euro l'anno.
Oltre 120 euro in più saranno spesi per il trasporto ferroviario,
comprese le tratte dei pendolari, mentre i prezzi dell'Rc auto
cresceranno di 105 euro (+10-12%). In aumento anche le tariffe autostradali (+2%), per
quelle del gas (+7-8%) e della luce (+4-5%), per quelle dei rifuiti
(+7-8%) e per l'acqua (+5-6%)., mentre l'aumento più consistente in termini
percentuali risulta quello del trasporto pubblico locale (+25/30%). "Un anno infelice", lo definiscono i presidenti delle associazioni dei consumatori. E deve ancora iniziare.
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28 dicembre 2010
Dal Giornale un colpo a Fini e uno a Belpietro, il primo va a escort, il secondo si fa fregare dal caposcorta.
La guerra interna fra i giornalisti alla corte del Cavaliere prosegue senza esclusione di colpi. Dopo i deliri di Maurizio Belpietro ieri dalle pagine di Libero, sulle quali raccontava di un finto attentato a Gianfranco Fini e dell'abitudine del presidente della Camera per il sesso a pagamento, oggi il Giornale di Alessandro Sallusti, lo zio Fester della stampa italiana, tira un colpo al cerchio e uno alla botte, con un sadismo ai limiti del ridicolo. Basta guardare la prima pagina del quotidiano fondato da Montanelli, detto "Indro la trottola" per come si starà rivoltando nella tomba, per farsi venire il buon umore giusto per cominciare la giornata. Sotto un titolo a caratteri di scatola che promette "L'intervista a luci rosse che getta fango su Fini", il Giornale dà credito alle baggianate di Belpietro rivelando l'esistenza di una tale Rachele, descritta come "una ragazza sulla trentina, tacco da gara, inguainata in un paio di
pantaloni di pelle neri, neri la giacca i capelli e gli occhi". Il prode cronista l'ha rintracciata e lei promette di diffondere un video in cui racconta i particolari di un suo incontro con Fini. "Il leader di Fli le avrebbe fatto credere di volerla aiutare, le
avrebbe lasciato intendere che grazie alla sua intercessione avrebbe
messo fine a quella carriera - redditizia ma scandalosa - di prostituta a
cinque stelle, salvo poi rimangiarsi la parola". E cavandosela con duemila euro per il suo silenzio. Rachele esiste davvero? Nessuno può verificare e lo stesso quotidiano, di proprietà del fratello scemo del Cavaliere, parla di "puzza di falso e infamia, un piatto natalizio da dare in pasto agli
stomaci foderati del gossip, senza scrupoli né troppi timori di essere
denunciata per diffamazione". Con una prosa da giocatore di tre carte, il giornalista si premura comunque di servire il "piatto natalizio" di fango, tanto da poter paragonare il caso di donna Rachele (che fantasia Fini, proprio una con il nome della moglie del Duce) a quelli di Patrizia D'Addario e della minorenne marocchina Ruby Rubacuori. "In principio fu la D’Addario. Poi venne Ruby. Ora è lei che cavalca l’onda di fango. O almeno ci prova". Ecco il trucco, in due versioni. La prima suggerisce: vanno tutti a mignotte, quindi perché prendersela con il povero Silvio? La seconda, invece è che è tutto "fango", sia quello contro il Cavaliere che quello contro il presidente della Camera. Signora mia, i soliti complotti delle sinistre. Vabbè, direte voi, il solito giochino, Vittorio Feltri non è passato per quelle stanze invano. Ma poi l'occhio scende e il taglio basso di prima pagina ci offre qualcos'altro su cui ridere. "Nei guai il caposcorta di Belpietro", è il titolo di un pezzo che racconta come sia proprio vero quello che i soliti comunisti sospettarono da subito: l'attentato al direttore di Libero era una bufala e i magistrati stanno pensando di incriminare il suo caposcorta. Nell'articolo si sostiene che il giornalista è stato a sua volta vittima del raggiro, ma per lo scucchione bresciano è un colpo mortale. Su quel presunto attentato ci aveva costruito un castello di carte fantastico, con tutti i suoi amici a chiedere a gran voce la repressione del dissenso e perfino la chiusura di Facebook. Sallusti, Belpietro e Feltri sono tre guitti ed è impossibile tenerli a freno. Questi non sono mica come un Minzolini qualsiasi che si contenta di andare gratis in crociera o di poter usare a piacimento la carte di credito aziendale. Questi senza il palcoscenico, il colpo di teatro, la trovata sensazionale non ci sanno stare. Berlusconi è avvisato, per quello che li paga potrebbe trovare qualcosa di meglio.
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